Se
qualcosa andasse storto nella vostra prossima immersione…tentate di fare
qualcosa…o assistete passivamente ?
Noi
tutti siamo fortunati a praticare uno sport che, statisticamente ed in
relazione ai praticanti, annovera la più bassa percentuale di incidenti.
Comunque è necessario essere realisti: i rischi connessi all’immersione
ci sono e quando sfociano in incidente si mette veramente male ovvero gli
incidenti sono abbastanza gravi. Inoltre quando le cose cominciano ad andare
male…il loro ritmo diventa frenetico e tutto precipita molto velocemente.
Una risposta rapida, fredda ed efficace fa la differenza tra un “quasi
incidente” e un danno molto grave. La domanda è questa: quanto vi sentite
preparati a gestire un’emergenza subacquea ? E il vostro compagno…com’è
messo ? In questo campo non ci sono mezze soluzioni. E’ fondamentale agire
tempestivamente ma più di tutto ragionare razionalmente prima di agire. Di
seguito troverete 5 passi fondamentali che ogni subacqueo dovrebbe conoscere
e rispettare. Ottenere
una certificazione Rescue Diver
Questo
livello di certificazione, di qualsiasi Agenzia Didattica è fortemente
raccomandato per tutti coloro che amano fare subacquea e la praticano
saltuariamente o costantemente. Solamente frequentando un corso Rescue si
potrà acquisire la necessaria consapevolezza dei problemi legati
all’immersione, imparando a riconoscerli, prevenirli ed eventualmente
intervenire per gestirli. Cosa imparerete.
Oltre alle tecniche di intervento fondamentali, imparerete la gestione e
somministrazione dell’ossigeno nonché la gestione pratica di un completo
scenario di incidente. Oltre a tutto verranno messi in evidenza tutti gli
aspetti legati alla psicologia dell’immersione. Il tutto in un contesto
reale di simulazioni programmate sia in piscina che al mare. Che cosa dovete avere. I prerequisiti possono
variare ma generalmente dovete essere già in possesso di una certificazione
di Primo Soccorso e rianimazione cardiopolmonare. attualmente anche la
nostra Associazione è in grado di addestrare all'utilizzo del
DEFIBRILLATORE SEMIAUTOMATICO e SOMMINISTRAZIONE OSSIGENO, strumenti
estremamente utili per la gestione di qualsiasi emergenza. Che
cosa è veramente importante.
Prima di imparare le tecniche di salvamento ovvero prima di iscriversi ad un
qualsiasi corso Rescue è necessario avere acquisito sufficiente esperienza
nelle immersioni in maniera tale da poter garantire una corretta tecnica di
auto salvamento prima di procedere
con le tecniche rivolte a terzi. Passo
1: Fornite aria
Assicuratevi
sempre che la vittima possa respirare. Se è nell’impossibilità di farlo,
seri danni cerebrali potrebbero incorrere in meno di 10 minuti. Garantire
alla vittima aria da respirare è il punto cruciale sia durante la fase
iniziale che in tutto l’arco delle manovre di salvamento. Non fatevi
prendere, dalla foga di segnalare o chiedere aiuto dimenticandovi magari di
preservare le vie aeree della vittima dall’inalazione di acqua. Alcune
tecniche Sott’acqua:
localizzate la vostra FAA mentre vi avvicinate alla vittima e siate
preparati ad offrirgliela sebbene questi potrebbe impossessarsi direttamente
del vostro erogatore principale. Tenete in debita considerazione
quest’ultimo fattore e siate pronti. Se la mancanza d’aria non è il
problema che riscontrate potete procedere nella seconda fase avendo già
posto in essere, comunque, un atteggiamento fortemente preventivo per quanto
attiene eventuali esplosioni di panico. In
superficie: girate la vittima col volto verso l’alto e stendete
dolcemente la sua testa all’indietro per agevolarne la respirazione
garantendo pervietà delle vie aeree. Potenziali problemi Vedete
un sub giacere sul fondo ed apparentemente non respira. Che fate ? Se
vedete un subacqueo in immersione senza erogatore in bocca in panico attivo
? Avvicinatelo tenendo la vostra FAA esattamente di fronte a voi
così sarà la prima cosa alla quale potrà aggrapparsi evitando che vi
strappi l’erogatore principale. Nel caso ciò avvenisse avete già pronta
per voi la FAA. Passo
2: Raggiungete la superficie
Fate
in modo che la vittima raggiunga la superficie il più velocemente
possibile. Ma non dimenticate i rischi connessi ad una risalita veloce. Non
dovete complicare la situazione passando da un quasi annegamento ad una
doppia embolia !!! Quanto
veloce risalire dipende dalle circostanze. In un’emergenza di “quasi
esaurimento” dell’aria potete risalire ad una velocità normale.
Accertatevi solamente di avere abbastanza aria sia per voi che per la
vittima. Ma se la vittima è in stato di incoscienza risalite con lui il più
velocemente possibile e ricordatevi di tenere le vostre vie aeree aperte. Alcune
tecniche Garantite
neutralità o leggera positività alla vittima. Garantite neutralità anche
al vostro assetto poi utilizzate il GAV della vittima per sollevare lui e
voi verso la superficie. In questo modo, se per caso volete o dovete
lasciare la vittima, questa risalirà verso la superficie autonomamente.
Risparmiate comunque le energie ed evitate di pinneggiare per risalire. Mantenete
il contatto con la vittima trattenendola dallo spallaccio del GAV e
controllate se sta continuando a respirare. Se la vittima fosse in preda a
panico attivo, afferratela da dietro, trattenendola dalla rubinetteria della
bombola e/o bloccando la bombola tra le vostre ginocchia
in posizione tale da poter regolare il suo GAV e se necessario
trattenere il suo erogatore in bocca. Mantenere
la testa della vittima iperestesa la aiuterà ad espellere l’aria in
sovrapressione durante la risalita se fosse priva di conoscenza. Sganciategli
la zavorra soltanto se ne sentite la necessità (ad es. se lo sentite troppo
pesante o il suo GAV non si gonfia). Diversamente, lo sgancio la zavorra
rende difficile la regolazione della velocità di risalita. Mantenete
la vostra zavorra. Ciò vi aiuterà a scivolare verso il basso districandovi
da un eventuale assalto di panico della vittima e comunque potete sempre
guadagnarvi la neutralità utilizzando il GAV. Potenziali
problemi State
aiutando una vittima a risalire quando improvvisamente smette di “fare le
bolle” dall’erogatore a significare che non sta più respirando. Cosa
fate ? In
questo caso dovete fare una rapida valutazione tra il rischio di
un’embolia e la prolungata assenza di ossigeno. La vittima ha bloccato la
respirazione a causa del panico o ha realmente perso i sensi ? Pensate
all’ultimo atteggiamento della vittima: si stava agitando per raggiungere
la superficie o era abbandonata a sé stessa ? Se fosse il panico a causare
l’arresto respiratorio, la vittima sarebbe nelle condizioni di poter
respirare. Cercate allora di rallentare o fermare la risalita. Presto la
vittima dovrà effettuare un altro respiro. Se invece ha perso i sensi
comunque sarebbe critico accompagnarla in superficie rapidamente. Il
vostro compagno improvvisamente “pallona” verso la superficie. Cosa fate
? Passo
3: Mantenete l’assetto
Una
volta raggiunta la superficie, stabilite un assetto positivo sia per voi che
per la vittima. Siate pronti ad aiutarlo, ad aggiungere altra aria al suo
GAV ed a sganciargli la zavorra se necessario. Ovviamente lasciate cadere
tutti gli accessori ingombranti che avete al seguito. Alcune
tecniche Ruotate
la vittima faccia in alto con la sua testa leggermente iperestesa. Questo
permetterà alle vie aeree primarie di liberarsi e di rimanere distanti
dall’acqua. Lasciate la maschera sul suo volto. Anch’essa proteggerà e
potrebbe diventare utile se decidete di iniziare una manovra di respirazione
artificiale. Potenziali
problemi Un
subacqueo in panico in superficie sbatte energicamente braccia e gambe come
per arrampicarsi fuori dall’acqua. Cosa fate ? Un
subacqueo in superficie non respira. Che fate ? Passo
4: Cercate aiuto
Prima
di iniziare a nuotare verso la riva o la barca, perdete qualche secondo per
cercare di attirare l’attenzione di qualcuno. Una imbarcazione subacquea,
soprattutto un gommone potrebbe essere in grado di togliere l’ormeggio
velocemente ed avvicinarsi a voi. Oppure un altro nuotatore potrebbe venirvi
incontro per darvi una mano e contemporaneamente altre persone potrebbero
assemblare il kit di rianimazione ad ossigeno. Alcune
tecniche Usate
un fischietto, urlate, gonfiate il vostro pallone di emergenza o segnalate
con una pinna. Non appena avrete attirato l’attenzione proseguite con il
passo successivo. Passo
5: uscite dall’acqua
Portate
la vittima fuori dall’acqua. Naturalmente avrete bisogno di raggiungere la
barca o la riva per poter proseguire con una serie di efficaci manovre di
rianimazione. Il massaggio cardiaco, ad esempio, non può essere eseguito in
acqua. Ciò significa che dovrete trascinare o spingere la vittima in quanto
potrebbe non essere in grado di muoversi. Alcune
tecniche Se
è cosciente, dite alla vittima cosa state per fare. Iniziate trascinando o
spingendo la vittima con il metodo che vi sembra migliore a seconda delle
circostanze. L’azione dovrà essere lenta e costante e comunque non vi
dovrà far affaticare più di tanto. Se vi stremate e necessitate voi stessi
di ausilio si complicherà notevolmente lo scenario dell’emergenza. Date
sempre un’occhiata alla respirazione della vittima (se presente). Se
respira attraverso l’erogatore controllate che abbia abbastanza aria nella
bombola. Se respira senza erogatore accertatevi che non entri acqua nelle
vie aeree. Potenziali
problemi. Cosa
fare se la spiaggia è più vicina della barca ? Come
sollevate una vittima inconscia sulla spiaggia o sulla barca ? Sette
sintomi mortali: cause delle più comuni morti subacquee.
Attacchi cardiaci. Così come riportato dal DAN, I problemi cardiovascolari sono la maggior causa di annegamenti tra i subacquei. Lo stress e la stanchezza accumulati funzionano da propulsori per le citate patologie. Stanchezza
estrema. Spesso ad un sub capita
di dover fronteggiare una corrente più forte di quanto egli si aspettava.
Egli diventa fisicamente stanco e conseguentemente incapace di
aiutare se stesso. Scarsità
d’aria. Un subacqueo richiede
più aria di quanto sia la portata del suo erogatore. Il problema potrebbe
complicarsi a causa della scarsa pressione presente all’interno della
bombola, della estrema profondità e delle scarse performance
dell’erogatore.
Intrappolamento.
L’intrappolamento in alghe o rocce può essere estremamente comune anche se
facile da risolvere. L’aggrovigliamento in bave da pesca o reti morte sul fondo è più
raro ed occorre considerare che è impossibile spezzare queste fibre
utilizzando semplicemente le mani. Tra gli intrappolamenti includiamo
ovviamente anche quelli all’interno di grotte o relitti.
Risalita
non controllata (pallonata). I
problemi connessi all’assetto spesso portano a questo tipo di incidente
che può causare serie embolie con conseguente annegamento.
Panico
in superficie. I sub che annegano
in superficie sono preda del panico che gli ha fatto dimenticare di
sganciare la zavorra, gonfiare il GAV o liberarsi di oggetti ed accessori
pesanti.
Malfunzionamento
dell’equipaggiamento tecnico. Sono
casi estremamente rari. Spesso, invece, una serie di piccoli
problemi concomitanti quali la rottura di cinture o fascioni,
l’allagamento di maschere che si aggiungono ad altri fattori di stress pre
esistenti, conducono il sub in quella zona di panico che causa la perdita
totale di controllo. Trasporto
della vittima
In
tutti I casi la vittima deve essere posizionata sul dorso con sufficiente
galleggiamento utile a tenere la sua testa fuori dall’acqua. Liberatevi
degli accessori che creano ostacolo. Trasporto fianco a fianco
Spinta di gambe
Trasporto per l’equipaggiamento
Uno
dei pericoli peggiori in ogni azione di salvamento è il panico. La fonte
della paura è in grado di trasformare piccoli problemi in enormi difficoltà
ed immediatamente, anche un subacqueo esperto potrebbe perdere la capacità
di ragionare razionalmente e cooperare in un azione di salvamento. Cosa
causa il panico ? Il panico è il
risultato di una serie di stress mentali e fisici, inclusa la fatica,
il freddo, il soprappeso, i problemi con l’equipaggiamento e la scarsa
visibilità che si accumulano fino a far sentire il subacqueo completamente
privo di controllo. Come
fermare il panico. Il panico è
come un cavallo in corsa: è difficile da fermare quando si è imbizzarrito.
Invece, occorre intervenire prima che esploda. Date un’occhiata e
memorizzate questi segni e sintomi comuni allo stress: Prima
dell’immersione: nervosismo che
porta ad un mutismo assoluto, umorismo forzato, irritazione ed
irrequietezza, ripetizione di errori stupidi ed estrema lentezza o
indecisione assoluta durante le procedure pre immersione (assemblaggio,
vestizione etc.). In
acqua: un segnale comune dello
stress è dato dalla indecisione a lasciare l’ancora o altro
appiglio di galleggiamento. Un contatto costante con qualcosa che emerge.
Altri controllano ripetutamente ed in maniera ossessiva il manometro,
tengono sempre in mano ed evidenziano il comando di gonfiaggio del GAV e
rimangono “estremamente rigidi” con la testa ben fuori dal pelo
dell’acqua. Se notate questi segni, fermatevi. Controllate la riserva
d’aria del subacqueo ed assicuratelo. Fate alcuni respiri lenti e
profondi. Se non siete in grado di ridurre lo stress, abbandonate
l’immersione. Panico
sott’acqua: sott’acqua, un
subacqueo in preda la panico tenterà la pallonata. Se non siete in grado di
arrestarlo afferrandolo per una gamba e di conseguenza rallentargli la
risalita, seguitelo con una velocità di sicurezza fino alla superficie
tenendovi pronti ad assisterlo. Se la vittima manifesta panico anche in
superficie, tenetela a debita distanza fino a quando non sarà esausta. Se
la vittima si muove verso di voi, allontanatevi tenendo la direzione della
barca o della riva. In questo modo anche la vittima si muoverà e vi aiuterà
a raggiungere più agevolmente una zona sicura. Per
chi di voi desidera migliorare enormemente le proprie tecniche di salvamento
e tenersi costantemente allenato ed aggiornato, vi offriamo la possibilità
di partecipare alla Squadra Speciale Operativa di Protezione Civile grazie
alla quale avrete addestramenti supplementari e particolari che esulano
dalle didattiche e si affacciano al mondo del professionismo. |