LA MUTA STAGNA  (seconda parte)

di Antonio Carbone - Poggisub Bologna

Nella prima parte abbiamo visto i tipi di muta stagna ed i materiali utilizzati per confezionarle.

Prossimo argomento, prima di addentrarci nella trattazione dell’uso e delle applicazioni, sarà quello di considerare qualità, posizione e funzionalità di accessori indispensabili quali il sottomuta, le cerniere, le valvole e le guarnizioni di tenuta.

SOTTOMUTA

Esistono quattro tipi base di sottomuta :

Il sottomuta costituito dal "mi metto tutto quello che ho " (mutandoni del nonno, maglioni, calzamaglia della zia e, perché no, il piumino da sci ). Ottima soluzione, sicuramente poco costosa, ma con alcune controindicazioni come, per esempio, un enorme volume interno ed un notevole impedimento nei movimenti a fronte di una protezione termica che, a parità di spessore con sottomuta specifici, risulta ridicola

Sottomuta sintetico in pile ad alto spessore con raddoppio dello spessore nelle zone che necessitano di superiore protezione termica (reni, spina dorsale, ecc ). Tale sottomuta garantisce senz'altro una notevole protezione termica, ma, per contro, trattiene all'interno le goccioline di condensa dovute alla traspirazione corporea e ciò dopo qualche ora di immersione, comporta il sopravvenire di una sensazione diffusa di freddo. Inoltre questo tipo di sottomuta non è impermeabile, quindi bisogna prestare molta attenzione in barca, al momento della vestizione, per evitare di bagnarsi a causa di schizzi di acqua di mare.

Sottomuta termico in schiuma di pvc a cellule aperte bifoderato. Questo sottomuta in materiale sintetico garantisce, grazie all'incomprimibilità del suo spessore (9mm. circa), una coibenza termica inalterata alle varie profondità ed anche il trasferimento della traspirazione corporea, attraverso le cellule aperte che lo costituiscono, verso la parete interna della muta che, essendo più fredda del corpo umano, ne provoca la condensa mantenendo perciò il corpo sempre perfettamente asciutto. Per contro, l’uso di questo sottomuta richiede una maggior zavorra e all’esterno, non offre alcun tipo di protezione all’acqua e al vento. Inoltre è esteticamente carente.  

 

 

 

Sottomuta termico in thinsulate. E’ probabilmente il migliore tipo di sottomuta attualmente disponibile per le sue doti di coibenza termica, idrorepellenza ed ottima estetica. Ne esistono praticamente tre tipi: B100 (100gr/m²) - adatto all’uso sportivo tradizionale;
B200 (200gr/m²) - per usi sportivi particolari; B400 (400gr/m²) - per uso prettamente professionale. Il thinsulate è solitamente rivestito da un materiale impermeabile all’esterno (nylon) ed un tessuto morbido e caldo all’interno.  

 

Sottomuta per mute in neoprene espanso. Benché in questo tipo di mute è il materiale stesso ad esercitare una protezione termica, esistono dei sottomuta specifici in pile leggero o polartec da utilizzarsi in situazioni estreme.  

 

CERNIERE STAGNE

Le cerniere stagne sono, in linea di massima, quasi tutte di buona qualità ed affidabilità.
In queste cerniere i denti, che sono fatti in bronzo, chiudono ermeticamente attraverso una compressione su gomma.

La posizione migliore della cerniera è quella che dà la migliore garanzia di vestibilità e di protezione da possibili danni. Le posizioni più diffuse sono: da spalla a spalla
anteriore trasversale, a marsupio.

Per eventuali immersioni prolungate e per l'espletamento delle funzioni fisiologiche esistono cerniere stagne di 23 cm. di lunghezza da applicare nella posizione più adatta.

VALVOLE

Le valvole sono un elemento fondamentale delle mute stagne e devono avere ottime caratteristiche tecniche che solo pochi produttori riescono a garantire.
Importante è la posizione delle valvole che non è casuale, ma dettata da specifiche esigenze d'uso e di praticità, nonché di sicurezza.

Soprattutto la valvola di scarico deve essere posizionata in modo tale da consentire lo scarico completo di tutta l' aria contenuta nella muta senza la necessità di assurdi contorsionismi.

 

Secondariamente, ma forse al primo posto per motivi di sicurezza, la valvola di scarico deve consentire, qualora (ipotesi rara) la valvola di mandata dovesse bloccarsi in erogazione continua, l'estinzione di tutta la sovrapressione immessa nella muta, quindi è importante che ci sia compatibilità di rapporto carico/scarico tra le rispettive valvole.

Esistono due tipi di valvole di scarico: quelle automatiche e quelle manuali.

Le prime consentono di esser tarate per scaricare automaticamente quando la pressione interna dell’aria aumenta a causa di una diminuzione di profondità o di un eccessivo gonfiaggio.

Le altre richiedono invece sempre l’intervento manuale del subacqueo. Questo tipo di valvole viene comunemente impiegato nelle mute di neoprene espanso dove, a causa dell’elasticità stessa del neoprene, la valvola automatica non sarebbe in grado di rilevare la sovrapressione.

In ogni caso una cosa è certa: pochissime sono le valvole presenti sul mercato, soprattutto quelle di scarico, di sicura funzionalità ed affidabilità.  

GUARNIZIONI DI TENUTA

Le guarnizioni di tenuta (polsini, collarini e cappucci ) sono generalmente in neoprene monofoderato per le mute stagne in neoprene ed in lattice di gomma negli altri tipi di mute.

Entrambi, se di forma e di qualità adeguate, sono da considerarsi affidabili; probabilmente certe guarnizioni in neoprene sono più delicate delle equivalenti guarnizioni fatte in buon latex naturale.

DIFFERENZE NELL'USO E NELLE APPLICAZIONI DEI VARI TIPI DI MUTE STAGNE

Nelle considerazioni che si faranno vengono prese a paragone stagne dei vari tipi che rispondono per intero alle caratteristiche di qualità e sicurezza che il mercato professionale ed il mercato costituito da sportivi seri e competenti richiede.

Considereremo in successione i punti favorevoli e sfavorevoli di ogni muta: sia per quanto riguarda l'uso che per la diversità di applicazioni. 

COIBENZA TERMICA

Una muta stagna in neoprene, a parità di sottomuta usato garantisce senz'altro una più favorevole protezione termica almeno fino ad una profondità di immersione di circa 20 metri.
Dopo tale profondità la protezione termica tenderà a diventare pari o sfavorevole rispetto ad una muta in tessuto gommato e/o trilaminato con lo stesso sottomuta; questo perché è stato accertato che un eccesso di aria nell'intercapedine tra muta ed il corpo umano diminuisce la protezione termica passiva in quanto necessita di un maggior numero di calorie per il riscaldamento ed il mantenimento della temperatura del volume d'aria interno, ciò a scapito del corpo umano.

D'altronde, usando una muta stagna in neoprene, sarà necessario incrementare il volume interno di aria, proporzionalmente al diminuire del volume del neoprene, al fine di mantenere il giusto equilibrio idrostatico.

Per contro una muta stagna in tessuto, pur non garantendo di per sé alcuna protezione termica, tuttavia se usata con un sottomuta qualitativamente e quantitativamente corretto, creerà un sistema stagno-coibente assolutamente invariabile ed indipendente dalla profondità di immersione raggiunta.

SICUREZZA

Bisogna innanzitutto puntualizzare che la sicurezza dipende per il 70% dalla perizia dell'operatore e per il rimanente 30% dalla scelta della muta stagna usata. Tuttavia esistono degli indiscutibili "fattori di rischio'' che è indispensabile conoscere e prendere in considerazione per fronteggiarli adeguatamente.

Li analizziamo di seguito uno per uno confrontandoli immediatamente tra le due soluzioni possibili:

PALLONATE

E' questo il rischio più "pubblicizzato" delle mute stagne qualora vengano usate con imperizia o perché corredate da valvole di qualità scadente.

Tale rischio viene ovviato a priori con la scelta di una muta qualitativamente adeguata, quindi con l'uso corretto della zavorra e di conseguenza delle quantità d'aria immesse, che dovranno servire unicamente a creare un’intercapedine minima tra muta e corpo.

Ciò nonostante questo tipo di rischio è percentualmente maggiore nelle mute stagne in neoprene in quanto, come già detto, l'immissione di una quantità d'aria superiore al voluto diventa una necessità a causa della perdita di spessore del neoprene.

CAPOVOLGIMENTI NON VOLUTI

La risalita a gambe in alto è un rischio proprio dei principianti. Tale probabilità è praticamente inesistente con mute stagne in tessuto in quanto, se l'operatore ha avuto cura di riempire adeguatamente le gambe di sottomuta non esiste nel tessuto medesimo l'elasticità necessaria per lasciar posto a quantità d'aria indesiderate.

Il neoprene, invece, possedendo un modulo elastico decisamente alto, necessita di una maggiore attenzione nel momento in cui la posizione dell’operatore dovesse essere quella a "testa in giù". In ogni caso è sufficiente raccogliere le ginocchia al petto per riacquistare la posizione verticale e scaricare l’aria in eccesso. 

ALLAGAMENTO

La differenza tra una muta stagna allagata in neoprene e una muta stagna allagata in tessuto è assolutamente insignificante per quanto riguarda la sicurezza, mentre è favorevole al neoprene per quanto riguarda la coibenza termica. In caso di allagamento, la possibilità da preferire, valida per entrambi i tipi di muta, è quella di risalire con l’ausilio del GAV.

L'unica differenza sostanziale sta nella possibilità di sgancio della zavorra: mentre con una muta in tessuto, nell'eventualità di allagamento totale, ciò è possibile ed anzi auspicabile, con una muta di neoprene è invece assolutamente da evitare poiché, considerato il recupero di spinta di galleggiamento del neoprene durante la risalita, si incorrerebbe in una sicura pallonata durante gli ultimi 15-20 metri.

OPERAZIONI DI ZAVORRAMENTO

Zavorrarsi correttamente è fondamentale per un buon utilizzo della muta stagna. In generale bisognerà aggiungere dai 3 ai 6 chili in più rispetto alla muta umida. Tale quantità varierà a seconda dell’assetto individuale, del tipo di muta stagna usata, dalla giusta misura della muta stessa, dal tipo di bombola, ma soprattutto dal tipo di sottomuta.

MANUTENZIONE E RIPARAZIONI

La manutenzione di una muta stagna non richiede particolari attenzioni, ma delle semplici operazioni, attenendoci alle quali eviteremo deterioramenti precoci.

Dopo ogni immersione la muta va controllata e sciacquata con particolare attenzione per valvole e cerniera.

  • Periodicamente lavare con acqua e sapone le guarnizioni di tenuta.
  • Pulire la cerniera e lubrificarla ogni volta con appositi prodotti (paraffina).
  • Usare del talco per le guarnizioni di tenuta.
  • Asciugare bene la muta, esternamente e internamente, lontano dal sole e da fonti dirette di calore.
  • Almeno una volta l’anno, lavare la muta anche internamente.
  • Riporre la muta piegata in modo tale che la cerniera non faccia pieghe brusche.

Le riparazioni sono più semplici nelle mute stagne in tessuto, infatti il neoprene bifoderato non consente una rapida riparazione in quanto bisogna attendere che la muta sia perfettamente asciutta; e ciò significa ore di attesa. Nel tessuto l'individuazione visiva è praticamente immediata e la conseguente riparazione è fattibile anche a muta indossata, dopo pochi minuti e con estrema semplicità.

Anche la sostituzione della cerniera e delle guarnizioni di tenuta risulta estremamente più pratica e veloce nelle mute in tessuto con un evidente risparmio nei costi di manutenzione.

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